• Chiara Frizzera Zambelli

VIA CON IL BLOCCO

GIORNO 50


Sulle note di Casa del Mirto si sono accese le prime luci. Il buio mi ha accolto mentre in solitaria recuperavo la mia routine accantonata in queste giornate di vacanza. Mi interrogo se siano state realmente o solo sulla carta dei permessi ferie. I suoi.

L’annuncio della fine della mia pausa è arrivato ieri con la conferma della conclusione dei miei giorni di Naspi.

Prima o poi doveva finire.

I miei calcoli errati mi hanno portato un senso di vuoto che ho dovuto riempire con tutti i cibi proibiti. Ed oggi il mio corpo sente l’intossicazione da zuccheri. Assuefatta dall’insulina ci ricasco anche oggi. Che stia riprendendo la strada sbagliata? Devo riassestarmi. Stamani ho provato con la meditazione su quella pietra ai piedi di una quercia ed il lago fronte vista. Ho provato a non giudicarmi per le continue disattenzioni, le insistenti voci fuori coro, le apnee istintive. Non è andata un granché. Mentre il sapore di pistacchio mi amalgama la bocca sento il bisogno di rinfrescare la mia gola, le mie parole, i miei pensieri. La mia mente è stanca di elaborare ogni singola possibilità. Cosa devo fare? Ma forse la domanda corretta è cosa voglio fare? Avete mai la sensazione di sentire una scelta forzata, obbligata dagli eventi? Non son riuscita a crearmi un piano B. È stato un anno e mezzo lontano dai riflettori dei datori di lavoro. Mesi di distacco da situazioni di disagio che mi avevano fagocitato. Bruciato. Burn out. Sul campo in cui mi sentivo come un soldato in trincea. Sempre pronta all’emergenza. Un pronto soccorso di emozioni che mi ha lentamente condotto nel corridoio assieme agli stessi che proteggevo. Ero diventata io stessa l’emergenza. Un atto diventato panico e poi la presa di coscienza. Fermarsi. La bruciatura non si è del tutto rimarginata. Rimane la paura di potersi scottare di nuovo. Ed ora le voci care mi inducono alla riflessione principale. È un blocco?

Non mi sento immobile ma forse ho alzato troppo l’asticella. Nel non darmi valore prima ho giocato a darmene troppo ora? Sulla carta. Quella stessa carta che domani forse dovrò firmare per iniziare un tentativo di sblocco. Di messa in gioco. Non in prima linea stavolta. Altro settore. Non il mio. Con la paura di annichilire i miei animi espressivi nel segno di un Dio denaro che sentenzia verdetti di esclusione.

Sul divano con tutta la mia routine da concludere sento addosso l’esito di una giornata inconcludente che mi ha lasciato segni indelebili di confusione su chi, che cosa, dove e come.

Un nodo alla gola si stringe e non ho idea di come reagirò domani.

Ma domani è un altro giorno.




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