• Chiara Frizzera Zambelli

UN INASPETTATO CONFLITTO

GIORNO 45 (in ritardo di uno)



Bianco. Verde. Giallo. Rosso.

Triage.

Al polso un braccialetto con le mie generalità anche se in questo momento io sento solo le mie particolarità.

Bianco.

Ho sempre avuto paura della rabbia. Espressa. Quella inespressa la colgo meglio. Forse per la mia attenzione al dettaglio. Forse per la mia alta sensibilità.

Ho sempre avuto paura del conflitto.

Esterno. Sia che ne sia bersaglio o meno.

Non ne esco mai indenne.

Accumulo tensioni, energie, ed infiltrazioni come una spugna.

Gialla.

Ed il mio corpo diventa terreno fertile per sovrastimolazioni.

Quello interno invece è un tatuaggio indelebile che mi porto sul cuore. Abituata a situazioni estreme.

Non mi era mai successo che mi colpisse inaspettatamente. Con un morso al polpaccio destro.

Una frazione di secondo che lacera il primo stato di me. Il primo strato di pelle. Ed esce sangue.

Rosso.

Sotto shock mi trascino al muro e mi ci sorreggo in attesa di soccorsi.

Il bruciore sale. Pulsa. Fa male.

Ghiaccio per favore.

Cerco di rallentare l’ascesa del dolore ma alla fine mi ritrovo di nuovo con lo sguardo fisso sulla sedia.

Verde.

Stanotte oltremare.

Altri corpi intorno a me vivono a loro volta dolori. Interni, esterni.

Alla fine mi chiedo se anche il dolore sia conflitto?

Il suono del ringhio risuona ancora in me. Quello il ghiaccio non lo ha anestetizzato.

Mi interrogo sul perché di quell’agito. Nessuno mio movimento maldestro.

Nessun mio atteggiamento ostile.

Eppure lo scontro.

La ferita sulla pelle brucia ma anche quella della mia anima. Aggredita.

L’infermiera chiama il mio nome e mi ritrovo di nuovo su un lettino.

Vengo medicata e rinviata a giudizio di un altro medico. Il mio.

Percorro il corridoio verde alla ricerca dell’uscita da una giornata segnante per il mio essere sensibile.

Ho solo voglia di tuffarmi a letto ed addormentarmi, dimenticandomi di tutto.


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