• Chiara Frizzera Zambelli

UN CUORE CHE BALLA UN LENTO

GIORNO 83 (in super ritardo)


Si ricomincia un'altra settimana e i buoni propositi li sorseggio assieme alla tisana al mate che ho sostituito al caffè vista la mia alta sensibilità.

Si ricomincia con l'augurio di amarmi, piano piano, senza eccessi e difetti.

Si ricomincia a rilento, con l'idea della filosofia della lentezza addosso, come uno scialle che copre delicatamente le mie spalle.

Una telefonata in pochi secondi mi immobilizza di fronte a questi nuovi propositi.

Di nuovo.

Una parte di me è arrabbiata, l'altra confusa, l'altra spaventata.

Una prova.

L'ansia inizia a salire su un ascensore a più livelli. Una voce mi sussurra di trovare il modo di rallentare l'ascesa così inizio a respirare a stento.

Mi fermo e chiudo gli occhi. Mi concentro e provo a meditare sulla sedia, seduta come un cocchiere di una carrozza del 1700.

Provo ad andare a ricercare il contatto del piede sinistro sul tappeto di rafia.

La mente subito vaga tra i doveri e la richiamo, con quella voce che ricordo dall'esercitazione, di non giudicarmi e di ritornare con il respiro e l'attenzione sulle sensazioni del corpo. Cerco di esplorare ogni dita per passare poi all'altro piede, il destro. Salgo sulle gambe dove percepisco il lieve contatto delle mie mani affusolate, e di nuovo la mente fugge verso paure. Questa volta è più difficile addormentarla ma con me c'è sempre quella voce che mi esorta a non giudicarmi, a darmi tempo, a riprendermelo il mio tempo. E così con il respiro risintonizzo l'attenzione, come un canale radio disturbato, giro la manopola immaginaria e ritorno a gustarmi il suono del silenzio.

È proprio quando giungo ad ascoltare il mio viso che colgo un calore sulle mie gote pallide, da giorni uggiosi, fagocitati da divani e piumoni.

Quel raggio di sole che attraversa le onde bianche e grinzose delle tende sul lato sud, che riscalda strati di pelle in freezing.

Apro gli occhi e per un attimo osservo i colori attorno a me.

Il raggio di foglie verdi lunghe e sottili sulla mia destra, i cuscini senape "consumati" da rilassanti istanti al centro, il basso rosso che si innalza come fosse vivo alla mia sinistra.

Pochi istanti che hanno rallentato quella corsa al rialzo.

L'ascensore si è fermato.

So che è temporaneo ma mi accorgo che il respiro ha preso un ritmo.

Lo accolgo e me lo tengo stretto proprio vicino al cuore che balla un lento.

Altamente sensibile.

Sorrido.

Vivo.




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