• Chiara Frizzera Zambelli

TEMPO NOBILE

GIORNO 87 (in super ritardo)


Il profumo di pera inonda la casa di un sapore dolce. La cannella invece rende l’atmosfera speziata. Le luci soffuse accompagnano il cervello verso la dirittura di arrivo di una giornata intensa. Mi preparo a spegnere gradualmente il mio sistema nervoso, altamente sensibile, avendo cura ed attenzione di rallentare i sensi. Oreste è sul tappeto di rafia a pancia in su pronto a farsi coccolare.

La pigrizia mi fa restare sul divano ad osservarlo. Sento la tensione sul collo che si sta sciogliendo come l’anti dolorifico preso poche mezz’ore fa. Le palpebre son sempre meno presenti e sogno il calore del letto. Mi faccio forza e mi avvio al bagno per gli ultimi ritocchi. Il beat continua a suonare in sottofondo ma è lieve.

Mi ricorda il ritmo del cuore.

Dal vetro della finestra mi arriva il riflesso di un corpo femminile da me dipinto e donato. Una parte di corpo immortalata su uno scarto di legno. Uno scarto che si tinge di bellezza. Quasi a voler dire che l’uno può esistere nell’altro. O viceversa. Guardo quel giglio rosso coprire la natura femminile e gli occhi si fanno sempre più sottili. Lievi.

Trovo le forze per dirigermi a letto, a passo lento, rallentato.

Mi infilo in slow motion il pigiama morbido di cotone pronta per coricarmi a letto ma non prima di aver acceso la lampada di sale sul suo comodino. La stanza si riempie di rosa candido.

Cerco di respirare. Le ultime notti ho fatto fatica a concentrarmi sul ritmo diaframmatico.

Mi agitava. Un paradosso. Più cercavo di allontanare giudizi ed aspettative e più sentivo premere forte sullo sterno come se lottassi contro una forza invisibile. In apnea. Il naso purtroppo parte svantaggiato. Setto nasale deviato e raffreddore ancora in corso.

Mentre scrivo mi rendo conto dei sentieri sconclusionati di oggi. Immagini che si susseguono senza un fine.

Un flusso lasciato scorrere libero. Libertà una parola che pesa. In questo periodo forse più di altri.

Chiudo gli occhi e l'ultima immagine che rivedo è quella dell'aloe sullo sfondo, davanti al Fender. Sembra toccare con la punta della foglia la pallina di Oreste, anche quella verde.

Sembra voler avvicinarsi a qualcosa di morbido al contrario dei suoi prolungamenti ruvidi.

Parlo con il mio cervello altamente sensibile e dichiaro fine ai pensieri di questa giornata.

Ora è tempo di dormire.



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