• Chiara Frizzera Zambelli

SULLE SPONDE DELL'INTIMO

GIORNO 91 (in super ritardo)



Oggi la sento tutta.

Mi pervade il corpo dalla punta dei piedi ghiacciati fino al cuoio capelluto irritato.

La indosso senza volermela scrollare di dosso, senza far finta di portare colori vivaci al posto di tinte grigie, come il paesaggio che mi trovo di fronte.

La nebbia è fitta e nasconde alcuni profili rocciosi che ero venuta ad osservare anche oggi.

Di nuovo.

Stavolta non mi siedo perché la pioggia continua a battere in levare sulle panchine del giardino privato. Ma non solo. Punzecchia con fare nobile e silenzioso anche l'acqua del lago, stavolta di un blu che si è truccato di neutri.

Osservo le papere nere, sparse qua e là, uniche interruzioni di colore su questa palette all'apparenza monotona, ma che se osservata bene, mostra linee e striature di bianco ghiaccio, verde petrolio e grigio cenere.

Ogni tanto qualcuna si avventura nel sottofondo facendo un tuffo all'ingiù.

Mi strappano un sorriso. Le trovo così buffe.

I pensieri non smettono di susseguirsi come pallottole durante una sparatoria tra gang rivali.

Lascio scorrere e non cerco di fermarli, mi porto solo all'esterno, come qui ed ora, di fronte a questa tavola d'acqua piatta che mi sussurra di accogliere.

Decido di ascoltarla ed accolgo.

Accolgo la tristezza di un oggi incerto ed un domani forse ancora di più.

E la sento, e come la sento, a tal punto che il mio viso è bagnato dalla pioggia che supera la tela dell'ombrello in diagonale e dalle lacrime che scendono in verticale.

All'appella manca solo l'orizzontale ma per fortuna quest'oggi ho deciso di lasciarlo al momento finale della giornata.

Ho imparato con gli anni che non è quella la posizione migliore per il mio umore.

E mentre rifletto sui miei moti un gabbiamo mi taglia la visuale in un volo aggraziato, rompendo un ritmo, un colore, una emozione.

Mi perdo ad osservarlo nel suo spiccare d'ali, nei suoi giri concentrici dall'alto al basso, in attesa di vederlo toccare le onde discrete di un lago quasi fermo.

Una, due, tre, quattro. Continua imperterrito a provare. A volare.

Seguito da un altro subito in coda.

Ora sono in due.

Eppure tutta questa melanconia in un qualche modo mi rasserena.

In un costante pendolo viaggio tra quello che sento e quello che non conosco.

Starei ore ad osservarli, a nutrirmi di questi istanti di poesia, di intimità.

Mi sento nuda di fronte a questi stati d'animo quando in realtà indosso stranamente un cappotto di lana blu ed un cappello di lana rossa e nessuno dei due mi pizzica da infastidirmi.

Una volta forse lo avrei provato dentro il fastidio, di sentire tutto questo fluire.

Ho imparato? Sto imparando?

Forse si.

Mi incammino verso casa con passo lento, chiudendo gli occhi e memorizzando quest'altra immagine di un posto magico che io chiamo intimo.


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