• Chiara Frizzera Zambelli

RECORD DI SENSI

GIORNO 99 di 100 (in super ritardo)


Sulla linea dell’orizzonte due figure triangolari viaggiano agli estremi opposti. Delle voci di donne con rumori di tacchi mi destano dall’immagine e per un attimo chiudo gli occhi e mi riconnetto con il ritmo delle onde. Il mio luogo della meraviglia oggi è inflazionato da visi minorenni scoperti.

Mi proteggo scegliendo un altro luogo. Vicino e più isolato.

Non mi accorgo subito che sui bastoni di legno fronte lago, trovano posto alcune casette di ferro. Immagino riparo per qualche uccello.

Ecco di nuovo il mormorio, proveniente sempre alla mia destra mentre alla sinistra quei volti sprovvisti di prudenza producono suoni isterici di acuti rischiosi.

Provo a concentrarmi sul rumore dell’acqua ma ecco che uno schiamazzo di gabbiano irrompe nel mio equilibrio precario.

C’è una luce insolita, un velo di nebbia luminosa che si appoggia lieve sulle rocce in lontananza ma intensa da farmi socchiudere gli occhi per poter guardare.

Delle note in lontananza sorgono in questo rumore di fondo e mi accorgo di sentirmi persa, bisognosa di un punto fermo. Univoco.

Ruoto la testa con il mento all’insù e scorgo il cielo limpido di un azzurro intrinseco.

Un passerotto viene a farmi compagnia sulla panchina di metallo. Su quella vicina scorgo un’insolita usanza di un lucchetto chiuso pronto a testimoniare chissà quale patto di cuore.

Proprio del cuore sto leggendo in questo giorni, studiando teorie egizie di manoscritti antichi. Un assolo di chitarra mi riporta al presente. Troppo!

La mia attenzione ora viene attirata da un contrasto. Ali bianche sullo sfondo verde bosco. Un volo di gabbiano sulla Rocca, sopra la centrale elettrica dismessa.

Troverò mai il silenzio che vado cercando?

Sono una situazionalista? O forse è solo il mio essere altamente sensibile. Me lo chiedo ascoltando una musica dai colori irlandesi mentre osservo questi davanti ai miei occhi. Le corde di violino fanno subito Dublin. Il porto. Ho sempre amato le isole, forse perché in parte è così che mi sento. L’acqua definisce i miei confini e mi protegge da visitatori incoscienti.

Chi si avvicina e rimane sull’isola è chi sa rispettare i tempi ed i modi di che ella ha di esprimersi.

Alla fine è sempre la musica a soccorrermi. A placare la quello che è in eccesso. A farmi vibrare le corde del cuore.

Record.

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diario di una pas

PSICOLOGA ALTAMENTE SENSIBILE

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