• Chiara Frizzera Zambelli

MADRE DI ME STESSA

GIORNO 95 (in super ritardo)



Mentre il fruscio delle stoviglie fa da sottofondo sonoro al mio risveglio lento e graduato, le luci soffuse mi accompagnano verso il bagliore mattutino che sta per illuminare il mio corpo, ora avvolta nella vestaglia vintage a righe diagonali, sui colori della terra, caldi, sfumature di marroni, beige e neutri che di solito non mi appartengono.

Mi appartiene invece il ricordo di questo indumento, indossato per molto tempo da mia madre quando ero ancora in fasce, sul suo braccio sinistro, mentre col destro mi allattava.

Non so se sia un falso ricordo, creato dai racconti fatti negli anni, ma se chiudo gli occhi per un momento, mi vedo. In quella cucina anni ottanta, con le piastrelle chiare ed il mobilio di legno, seduta nell'angolo mentre attendo il biberon tiepido al punto giusto.

Nata altamente sensibile anche al calore dei cibi, primo fra tutti il latte materno.

Se chiudo gli occhi vedo mia madre, una quarantenne giunta al terzo parto, una figura esile ma allo stesso tempo forte con una chioma nervina, non ancora mossa da agenti chimici alla moda, ma con un caschetto degno di qualche eredità orientale.

Quello che vedo è soprattutto la sua vestaglia, quella che indosso io ora e nella mente si susseguono immagini in un continuo flashback, tra lei e me, in situazioni casalinghe di più di un trentennio di distanza.

Mi avvolge, calda nei suoi colori e nelle sue fibre, di lana misto cotone, un mix perfetto che non va ad infastidire la delicatezza e la sensibilità della mia cute.

Quando la indosso mi sento appartenere ad un altro tempo, ad un altro mondo.

Mi sento in qualche modo protetta da queste righe che mi rimandano a case di moda italiane famose per pattern geometrici.

Mi protegge dai primi freddi che stanno giungendo e da quelli più intimi già in corso, ma che oggi sembrano tiepidi, come il latte di quando ero bambina.

Questo sovrapporsi di tempi, figure e ruoli mi riporta in viaggio nel tempo, alla bambina che ero, alla bambina che sono, ma non solo. Alla madre che posso essere per me stessa, per quella bambina interiore che sarà sempre parte di me. Alla responsabilità di proteggerla ed accudirla, di sostenerla e donarle gentilezza ed amore con le parole che ho sempre sognato ricevere.

Io so quali sono. Io so che madre voglio e posso essere con la mia bambina interiore.

Avvolta in questa vestaglia mi muovo in cucina, su altre piastrelle, pronta a prepararmi un the caldo che vada a scaldare il mio corpo che richiama la mia attenzione.


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diario di una pas

PSICOLOGA ALTAMENTE SENSIBILE

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