• Chiara Frizzera Zambelli

LA COSCIENZA DI ORESTE

GIORNO 61


Il suo muso grigio scuro riposa sul lato opposto del divano, appoggiato al telo beige con quadrifogli bianchi stampati in all over. Allunga le zampe verso il finale della seduta mentre la sua coda segna il confine tra il suo corpo e l’esterno.

Tre anni di vita. Un po’ più di uno con noi.

Mi ricordo ancora il nostro primo incontro al gattile. La volontaria lo aveva trovato nascosto dietro ad un mobile nel cortile esterno.

Si era fatto prendere in braccio senza alcuna esitazione mentre il suo sguardo, impaurito analizzava tutto intorno a se.

Era stato amore a prima vista. In quell’istante qualcosa dentro di me si era acceso. Non so se chiamarla energia, sintonia, insight. So solo che ritornammo il giorno dopo ed avemmo il nostro primo incontro vis a vis, accovacciata difronte alla cuccia grigia a forma di cubo e lui nascosto dentro mentre attendevo un suo cenno. Dal buco frontale due occhi color ghiaccio mi scrutavano ed annusavano la mia presenza.

Lentamente un passo in avanti e un segno di intesa. Seppur lieve.

Con lui invece un contatto diretto, un tocco di dita e zampa. Un’intesa che li vede nati sotto lo stesso segno zodiacale e non solo.

“Prendiamo Oreste?” le mie parole risuonarono sul vano scale ancora prima di chiudere la porta. La nostra. Ancora incompleta.

Il suo sguardo, della sua stessa nota di ghiaccio mi sorrise come quello di un adulto che non riesce a dire di no ad una bimba.

In poco tempo il messaggio alla volontaria per la nostra disponibilità a diventare affidatari, il si, i preparativi per la casa, le telefonate con la educatrice e finalmente il giorno tanto atteso.

Entrò nel trasportino senza ostilità e per il breve tratto in auto rimase tranquillo.

Dopo poco più di sessanta minuti dal suo ingresso il gesto che ancor oggi ci emoziona. A pancia in su con le zampe posteriori divaricate e quelle anteriori rannicchiate. Un atto di fiducia. Un sentirsi finalmente a casa. Pulita, ordinata, silenziosa ma accogliente.

Oggi compi tre anni e per noi sei parte di questa famiglia che non ha titoli, riconoscimenti ma che si è scelta come tu hai fatto con noi.

Ogni giorno riempi istanti di presenze con silenzi e riposi e ci insegni l’importanza dello stare.

Il tuo muso ora poggia sul cuscino senape mentre finisco di scrivere, sul divano, con la destra pigio i tasti dell’iPhone e con la sinistra accarezzo il tuo pelo setoso, mentre la tua coda si muove verso il mio busto.

Chissà a cosa penserai, sognerai?

È incredibile l’affetto che può nascere in così poco tempo, il legame tra due essere viventi appartenenti a sottospecie differenti. Eppure la somiglianza con chi ho al mio fianco mi potrebbe far pensare ad un filo genetico, ad un passato d’animo che si è ritrovato e sta costruendo giorno dopo giorno un presente cosciente d’amore incondizionato.

Un’accoglienza che ha dello spirituale.

Appartenersi questo è per me la vera mistica dell’istante.






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