• Chiara Frizzera Zambelli

L'ARTE DI UN ESSERE ALTAMENTE SENSIBILE

GIORNO 84 (in super ritardo)


La mano indolenzita si accinge a trascrivere il flusso di pensieri che mi attraversa la mente come il fiume che si congiunge alle foci del lago.

Non lo vedevo chiusa da quattro giorni in casa sotto strati di fazzoletti usa e getta e coperte troppo leggere. È ora di fare il cambio. L’ho ammirato al ritorno dal drive in sanitario, con un sole autunnale che mi ha fatto togliere il giubbetto di jeans vintage e rimanere con la felpa grigia mélange, con macchioline nere di china di una delle mie sessioni artistiche. Quanto mi manca tenere tra le dita le mie bacchette magiche. Setole e mine che mi sorprendono sempre in stati di trance materici, da cui mi risveglio incredula con di fronte spessori muti diventare cantanti. Intonano forme, tinte e rappresentazioni che la mia mente sente con le mani che viaggiano spingendo, strisciando, soffiando, quelle acque verdi intense e piene in cui si rispecchia un cielo limpidamente celeste. Attorno chiazze pastello di abitazioni, immerse in verdi sfumature che stanno volgendo al primo colore, rosso. Quello autunnale.

Ed all’improvviso mi riappare come una visione l’albero al lato della strada, con foglie verdi sul lato destro trasformate d’un arancio rosso su quello sinistro, come il peperone cucinato per la pasta oggi a pranzo.

Mi sento avvolta da queste immagini come una bimba in una coperta calda, al riparo da tutto.

La magia svanisce ed ora vedo la coperta a righe scoprirmi le caviglie, ben scaldate da calzettoni di lana.

È tempo di preparare la cena.

Si festeggia quel risultato rapido che ha allontanato paure e scenari drammatici.

Quanto mi sei mancata.

Con fare lento e gioioso mi approccio a dare forma ad altre tinte e a far cantare i nostri occhi e le nostre pance, tra coltelli e mestoli. Tra pentolami e taglieri.

Son altamente sensibile e son pronta a cibarmi ancora di un’altra forma d’arte.



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