• Chiara Frizzera Zambelli

INDOVINA CHI PROCRASTINA A CENA?

GIORNO 48


Il cursore lampeggia sul file pronto per essere compilato. Una griglia di sette righe come i giorni della settimana e di sedici colonne quante le ore di una giornata in cui rimanere sveglia.

Provo sempre un po’ di ansia nel vedere tutte quelle caselle bianche da riempire. Sempre con il timore di non riuscire a gestire al meglio il tempo che rimane a disposizione. Di optare per l’attività sbagliata. Poi non appena inizio a compilare le prime righe mi accorgo che le caselle che rimangono vuote a mano a mano diminuiscono. Non sono stata donata di sintesi. Tutt’altro. Grande analitica potrei riempirne tre di griglie con le idee che mi volano in testa. Il problema poi sarebbe riuscire ad avere l’energia a sufficienza per portarle a termine. Ecco il mio paradosso da altamente sensibile. Una mente che viaggia ai 360 km orari mentre il corpo, a passi lenti e scadenzati. Possibilmente con intervalli di ristoro, pisolino ed un frutto e frutta secca prima di ripartire.

Super organizzata nel lavoro per conto terzi, disorganizzata nel mio. Il rapporto con il tempo è sempre stato ambiguo. Impaziente per genetica paterna, ansiosa per quella materna.

In mezzo la mia necessità di download, di recupero tra un’attività e l’altra.

Mi guardo alle spalle pensando alle giornate sprecate a teorizzare, a partorire idee, orfane ancor prima di averle potute toccare. Colpa sempre di un perfezionismo cronico che va a letto con quella puttana di procrastinazione.

Sono stufa di questo amoreggiare diabolico, che non porta altro che immobilità e frustrazione.

Sarà un caso che mentre rifletto su come pianificare le mie prossime due settimane mi arrivi una notifica di chi come me, sa cosa significhi indossare queste vesti, senza esserci mai viste vis a vis.

Alla fine è veramente tutto collegato o dipende da noi cogliere queste connessioni?

Mi tornano in mente le lezioni universitarie di Popper ed il suo insegnamento sulla falsificazione dell’ipotesi.

È forse questo il momento di cercare sconferme al mio perfezionismo, alla mia tendenza alla procrastinazione, all’ansia del successo o dell’insuccesso?

È forse giunto il tempo di fare per diventare.

Mi squilla il telefono e fisso la prima di una delle prossime consulenze che mi aiuteranno a realizzare alcune delle mie idee, con la speranza di riuscire questa volta ad accarezzarle come ora sto facendo con il musetto peloso di Oreste.


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diario di una pas

PSICOLOGA ALTAMENTE SENSIBILE

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