• Chiara Frizzera Zambelli

IN UN CONTINUO STATO D'ALLARME

GIORNO 90 (in super ritardo)



L’immagine di quello scorcio catturato sotto il sole di ieri, tra le mille sfumature di blu, azzurro e celeste è viva dentro il mio stomaco. Ribolle. In attesa di diventare qualcosa di più di un ricordo fermo in mente. Eppure qualcosa mi tiene stretti i polsi legati da paure di perfezionismo che fanno fatica ad infrangersi contro gli scogli. Come le onde di oggi. Non è la prima volta che colgo similitudini tra i miei stati d’umore e i suoi. Oggi era agitato, come me. Il vento tirava più forte da dovermi proteggere il capo con due cappucci. Il primo della felpa grigia, il secondo della giacca nera. Solo la mascherina era in pandan lago. È un luogo magico, nel giardino del museo. Un fronte disabitato il più delle volte. Sono stati gli occhi di chi dice che non sa più cibarsi del bello a farmelo conoscere. Proprio sotto il mio naso. Oggi che ho dovuto spingermi fuori a suon di “vai che ti fa bene”. Con fatica ed irrequietezza. Come le sue onde. Le barche in viaggio verso correnti dirette da abili marinai. Io in mezzo tra moti contrastanti che mi immobilizzano alla ricerca di una scelta.

Di concentrazione. Disattenta, creo, disfo e distruggo. Oreste non sa più come infilarsi tra le mie posizioni acrobatiche sul divano che sprofonda del mio peso d’animo. Chiudo gli occhi e colgo di nuovo quelle tinte primarie che mi fanno respirare. Sento gli uccellini cantare eppure le luci stanno per calare. Mi sento intrappolata in un susseguirsi di risposte d’attacco e fuga, tra livelli di adrenalina in crescita. Colpa di quell’amigdala che devo imparare a farmi amica. Lo sento anch’io oggi il diaframma contratto e provo a dilatare questi stati di apprensione.


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