• Chiara Frizzera Zambelli

EPPURE SENTIRE (UN SENSO DI COLPA)

GIORNO 52


Non sono nemmeno passate ventiquattro ore dalla visita con il neurochirurgo che oggi sembra voler tormentarmi la cervicale. Nausea. Dolori al collo ed alla testa e tanti sensi di colpa.

La mia mente viaggia su binari dell’avrei dovuto ed il mio corpo si ribella. A tutte queste ossessioni. A tutte queste flagellazioni che altro non fanno che abbattermi.

Ho preso una decisione ed ora me ne pento. Una parte di me si sentiva leggera ieri sera ma oggi tutto cambia. Il macigno delle ansie sul futuro, sulle incognite, sui mille perché mi assale. Il tutto condito da un senso di colpa piccante. Che non mi lascia stare. Ormai il dado è tratto direbbero i saggi ma non hanno mai avuto a che fare con un altamente sensibile che nemmeno di fronte all’evidenza riesce a stoppare i tormenti di un post scelta. Mi sento in hangover. Forse devo solo metabolizzare il rischio, la salita, l’attesa. Una parte di me sa che ha seguito il cuore e nonostante tutto sa che riuscirà nel suo intento. L’altra parte di me ha la sensazione di aver giocato col fuoco. Irresponsabile. Viziata. Sognatrice.

Delle cifre su un foglio bianco aumentano i livelli di colpa a suon di addizioni.

Son stanca di sentirmi perennemente su e giù in una montagna russa con una costante nausea. Nausea di me? Di un futuro che stento a costruire, a vedere? Attorno a me le persone si inceppano e ripartono. Ma io? Mi chiedo se sono ancora ferma ad aspettare o se sono in un lento movimento di un cambiamento. Di prospettiva. Sentirsi in colpa per ricevere supporto. È possibile? Sentirsi in colpa per avere la possibilità di seguire il proprio volere? È possibile? Sentirsi in colpa per essere una privilegiata ed avere al fianco un animo così puro con un malessere che non vuole raggiungermi ma io lo capto e nonostante tutto lo raggiungo lo stesso io.

Il dolore al collo aumenta. Non è servito lo yoga pomeridiano, la respirazione e la meditazione. Oggi accolgo e mi viene alla mente il risveglio di stamani dove in un dormiveglia calante mi giravo tra le lenzuola con la parola piacere sulle labbra. Ero partita bene e mi chiedo come mi sia arrivato addosso questo enorme senso di colpa. L’apnea mi fa trasalire e torno a respirare, contando che l’aria viziata riesca ad uscire fino alla fine come queste coppie di colpe ed ansie in una partita a carte. Chi vincerà?





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