• Chiara Frizzera Zambelli

DATEMI UNO SPECCHIO

GIORNO 92 (in super ritardo)



La luce calda della lampada di ferro autoprodotta simula calore all’interno della stanza.

Simula perché dentro di me sento tutto fuorché calore,

Un peso sullo stomaco, forse due.

Una cena imbandita da sola in fretta e furia, divorata con avidità a tal punto da punirmi con dolori allo stomaco. Colpa del dessert o di una farcitura non più consona al mio intestino. Nel frattempo il dolore scende anche sul viso assieme ad incomprensioni e malumori.

Oreste è sul tappeto di rafia ma ben distante da me.

Anch’io se potessi lo starei.

Distante da questa me che non è mai abbastanza agli occhi sacri del suo sguardo.

Ogni chiusura di palpebra corrisponde ad un bagno in più di dolore.

Lo sento e fa male.

Il sole di stamattina non è riuscito a seccarlo. L’acqua del lago non è stata in grado di accoglierlo. Nemmeno le prove di una pittura materica sono bastate a lavorarlo.

Ho buttato nell’immondizia la tela.

Ho letto fino ad addormentarmi.

Ed ora sono in silenzio sul divano con crampi allo stomaco per vuoti mal riempiti.

Mi sento lo sbaglio di me stessa.

Persa tra criteri di autovalutazioni e confronti.

La conosco questa sensazione. L’ho già indossata nel tempo, alle volte per brevi momenti altre invece per giorni frequenti.

È tempo di chiedere aiuto, senza vergogna e pudore, senza sensi di colpa ed inferiorità.

Senza giudizio.

Sento il bisogno di spazi indipendenti da presenze familiari, di menti lucide e discrete, di salotti accoglienti che profumano di riflessi.

È tempo di andare alla ricerca di specchi in cui mettere le mani in ferite riaperte o forse mai emarginate.

Di calarmi nel ruolo di attrice e non più di mera osservatrice.



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diario di una pas

PSICOLOGA ALTAMENTE SENSIBILE

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