• Chiara Frizzera Zambelli

CERTE NOTE

GIORNO 18


Io sto bene quando sto lontano da me

Io sto bene quando sto lontano da me

Io sto bene quando sto lontano da me....

La voce di Fabi, soave e candida risuona nelle mie cuffie bluetooth, innescando un dondolio incontrollabile del collo, da destra a sinistra, mentre una parte di me si eleva verso l'alto, come se mi stessi depersonalizzando.

Ritorno sull'icona di Spotify e la faccio ripartire.

A volte basta un'autostrada avere un pieno di benzina Vedere un angelo di schiena E un traghetto che è in partenza per un'isola siciliana Si parte per dimenticare o per cercare un lungomare Per avere un'altra vita per e per poter ricominciare Io sto bene quando sto lontano da me Io sto bene quando sto lontano da me Io sto bene quando sto lontano da me Lontano da me Lontano da me Dove nessuno sa chi sono e dove niente mi riguarda Dove l'ignoto ha il suo profumo Io vado incontro al mio destino seduto accanto a un finestrino E con in tasca un passaporto e all'orizzonte un nuovo viaggio Con quella libertà speciale che ha solo l'uomo di passaggio
Io sto bene quando sto lontano da me Io sto bene quando sto lontano da me Io sto bene quando sto lontano da me Lontano da me In un caffè di Provenza intravidi una strada E in un mercato in Turchia mi accorsi che era la mia Perché alla giusta distanza la vista migliora Allontanarsi è conoscersi Io sto bene quando sto lontano da me Io sto bene quando sto lontano da me Io sto bene quando sto lontano da me

Delle lacrime timide tentano di uscire dal "mercato in Turchia" con addosso una pelle d'oca che mi riveste come un vestito da sera, elegante e delicato. Risento suonare non solo gli strumenti della band, ma ogni singola porzione di corpo. Come se fossi anch'io una corda di chitarra, vibrante.

Lascio che Spotify avvii una successione casuale. L'Ora del Garda oggi è prepotente ed alimenta il mutamento epidermico. Vuole partecipare anche lei a questa sinfonia emotiva.

Devo interrompere la musica perché le sue parole sono stimoli intensi che fanno scaturire immagini in sequenza come fotogrammi di una pellicola cinematografica vintage, intrinsecamente pregni di nuance melanconiche, nostalgiche, di ferite mai rimarginate.

Ed eccolo tornare, un vortice intestinale, con cui combatte la mia colonna vertebrale, per allungarmi verso l'alto, per risalire un flusso viscerale.

Spotify oggi vuole farmi trasalire del tutto e parte Nantes di Beirut, la mia colonna sonora del mio Erasmus a Berlino, il mio primo momento di cambio di pelle. Che ironico che sia il nome di un'altra città a descrivere il mio periodo in una capitale mitteleuropea. Ed è così che forse è la vita, incomprensibile, ironica e fatta da dei continui cambi di pelle, come serpenti in continuo movimento, a seconda delle stagioni, delle ombre e delle luci. Ad ogni cambio ci si allontana da una parte di sé, senza abbandonarla del tutto, perché é alla base del nuovo strato.

Mi riporta là, in Görlitzer Park, dove provavo a rimettermi in sesto correndo, compiendo giri concentrici, incrociando volti via via familiari, sorrisi sconosciuti che mi ridavano la forza di continuare giorno dopo giorno il mio cammino di trasformazione, di indipendenza dall'altro. Quel totem all'ingresso rappresenta per me il simbolo di un momento tatuato nella mia mente, indelebile.

Ho sempre pensato che come persona altamente sensibile non ho bisogno di tatuarmi una cosa affinché rimanga impressa. I miei tatuaggi sono le canzoni. A prescindere da dove sia, con chi sia, solamente riascoltando le note di quella melodia, immediatamente mi ritrovo, su quelle strade, con quelle persone ed addosso quelle emozioni come in un negozio vintage, dove si possono assaporare odori e colori di epoche passate, ma non per questo da non poter ricordare.

E le lacrime ritornano, questa volta più cariche di prima, aiutate dal vento, e finalmente escono, e le sto ad osservare, mentre offuscano la vista del mio Mac. Ma nel mentre sorrido, perché so che quello che sento è forte, intenso per un motivo, come la pioggia estiva e la comparsa improvvisa di un arcobaleno. Mi fa sentire maledettamente viva. Mi fa sentire maledettamente unica. Sono così e non voglio più nascondermi. Tornassi indietro rifarei tutto perché é servito a portarmi dove sono ora, su uno splendido terrazzo, con Oreste che ogni tanto esce a curiosare ed un suono alle mie spalle, quello che spero mi accompagnerà per tutta la mia vita ed anche la sua.


Risorse

Niccolò Fabi - Lontano da me

https://www.youtube.com/watch?v=OSgyEvgiGzQ

Beirut - Nantes

https://www.youtube.com/watch?v=R781LDKOVJE



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