• Chiara Frizzera Zambelli

ALLA RICERCA DI SIMBOLI

GIORNO 97 (in super ritardo)



Le mani poggiano i palmi sulla fredda lamina grigriasta del Mac, mentre le dita iniziano a poco a poco a battere sui tasti neri, aiutati dalle unghie affusolate a mandorla, pronte per essere limate a breve.

Le gambe sono accavallate, la destra sulla sinistra ed indosso una gobba lombare che subito la sostituisco con una postura più rettilinea.

Ho ripreso a fare delle piccole sessioni di addominali per poter irrobustire il mio cuore muscolare. Per sorreggermi ed eliminare questi automatismi posturali che rispecchiano mancanze ed assenze più intime. Non mi giudico ma mi osservo ed imparo a correggermi.

Ho sempre creduto e professato l'autocorrezione come la miglior strategia di apprendimento, attraverso l'errore colto consapevolmente come un fiore in un prato deserto, così posso ammirare i dettagli del mio sbaglio, sentirne l'odore, il sapore, catturarne il colore per poi posarlo in un barattolo di vetro di legumi riutilizzato ed ammirarlo sul tavolo di fronte a me.

Mi risuona in testa la parola simbolo da ieri, dopo la presa visione di un video di una dottoressa che ammiro e stimo molto. In questo nostro tempo incerto, fatto di oscurità e dimensioni liquide ci stiamo trasformando lentamente, come il serpente fa la muta, cambiando pelle, anche noi inconsapevolmente siamo attori di questo scenario.

L'immaginario vola alla ricerca del mio simbolo e subito mi intravedo bruco, che striscia lentamente su una foglia che in principio era verde prato, mentre ora si è tinta di nuance dal tono e sottotono caldo.

Avanza lentamente, ad occhio nudo si potrebbe dire che non avanza affatto, ma uno sguardo invece ai dettagli, alle minuzie, lo percepisce.

Uno sguardo altamente sensibile alle differenze.

Sorrido perché mi ricordo di quanto mi ci piaceva giocare a trovarle da piccina sulle riviste cristiane di mia nonna in fondo pagina o su quelle logiche e deduttive di mia madre.

Dentro di me esiste già l'immagine in che cosa potrà trasformarsi quel bruco, vuoi per le conoscenze elementari del mondo animale, vuoi per quelle che lentamente stanno affiorando dentro di me.

Per il tipo di risonanza che scaturiscono in me. Identitaria.

E la mia mente già visualizza sottili ali dipinte da linee lievi, all'apparenza casuali, di colori in divenire, di tonalità fredde, dai contorni scuri.

Ali dalle forme spigolose in cima, ma morbide in fondo.

"Crisalide", sento una voce interna sussurrarmela e mi si ghiaccia il sangue. La sensazione che abbia appena dialogato con il mio inconscio mi sfiora la pelle come la prima volta che ho raggiunto un altro tipo di intimità.

Mi manca il fiato dalla potenza di questo meta incontro con me stessa.

Mi sento di aver appena aperto le porte di una grotta nascosta, misteriosa.

Pronta a compiere il primo passo verso la conoscenza più profonda, la mia metamorfosi.

Sarà un caso che il simbolo dell'alta sensibilità sia proprio la farfalla?

Sarà un caso che il mio ritorno all'espressione artistica fossero proprio delle illustrazioni di farfalle porte in dono a chi ora detiene una parte di me, incorniciata in 15x13 cm?

Proseguo a rispondere intimamente alle questioni poste, una soprattutto.

Mi soffermo a riflettere su cosa posso trarre da questa esperienza e per cosa posso ringraziarla.

Nella lontananza dai miei familiari sto imparando a conoscermi.

Nella lontananza dai miei affetti ho ricevuto calore da volti estranei, diventati pari e sulla strada per diventare cari.

Una lontananza generatrice di vicinanza.

Un paradosso che si trasforma in dono.


Fonte:

dott.ssa Erica Poli - Dalla catastrofe al dono - Anima TV

https://www.youtube.com/watch?v=3rU7vq_o8xI&feature=youtu.be

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diario di una pas

PSICOLOGA ALTAMENTE SENSIBILE

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